Attrazione fatale o fatale pregiudizio?

 

Ma quante sono le forme di attrazione?

Cos’è il sessocentrismo?

Hai mai sentito parlare di amatonormatività?

Il genere è sempre centrale nell’attrazione?

 

Venerdì 27 aprile LuccAut, BiT Bisessuali in Toscana, Carro di Buoi e Rifacciamolamore hanno esploso il concetto di “attrazione” ed hanno allestito un laboratorio-installazione presso il Cantiere Giovani.

Ad ogni partecipante era data la libertà di aggirarsi per la sala predisposta con tre tavoli tematici: uno dedicato all’attrazione sessuale, uno all’attrazione romantica e l’ultimo ad atri tipi di attrazione.

Un laboratorio creativo permetteva di creare e ricreare ciò che nei tavoli tematici veniva trattato in teoria: scrivere una lettera, ritagliare ed incollare immagini, annusare, baciare…

Stereotipi e pregiudizi colpiscono non solo quello che chiamiamo “orientamento sessuale”, intendendo con questo l’essere gay, lesbica, bi/pansessuale, eterosessuale o asessuale, ma anche il nostro modo di amare, provare attrazione, costruire e sciogliere legami, praticare il sesso ecc.

Una riflessione, quella sulla normatività legata all’attrazione e alle relazioni, che trasversalmente tocca ognun* di noi in quanto persone. Ne abbiamo voluto parlare in un laboratorio interattivo che ponesse al centro la condivisione delle conoscenze e delle esperienze al fine di dare valore alla sessualità autodeterminata e liberata da aspettative sociali e di genere.

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Non è facile dare un’idea esaustiva di come l’evento si è svolto e tirare le somme. Ogni partecipante si è portat* a casa qualcosa di diverso e una presa di coscienza personale.

Provando a fare un esempio, un termine su cui si è concentrata parte della riflessione è “sessocetrismo”, ovvero la centralità dell’attrazione sessuale nelle relazioni, nelle interazioni e nei discorsi, che contribuisce alla tendenza a “normare” il sesso e la sessualità.

Avete mai pensato a questo aspetto? Al sesso come metro di paragone? Al sesso come criterio secondo cui le relazioni si gerarchizzano?

E come si fa a decostruire questa componente delle nostre vite?

VdS, un’attivista di Rifacciamolamore, ha individuato alcuni punti di partenza:

  • decostruzione di normatività sessuali (riflettendo sulla distinzione tra sesso e genere; superando il binarismo di genere e sesso a livello di identità, espressione e ruoli di genere)
  • decostruzione di normatività sessuologiche (depatologizzazione e riconoscimento della dignità di ogni forma di sessualità fuori dalla norma genitalo-centrica e penetrazione-centrica)
  • decostruzione delle normatività interazionali (valorizzando tutte le forme di attrazione non sessuale)
  • decostruzione dell normatività relazionali (valorizzando le relazioni non sessuali, incluse quelle romantiche/di coppia)

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E l’amatonormatività???

Ne parla Carro di Buoi parafrasando le parole di Elizabeth Brake, autrice del libro “Minimizing marriage”:

“Dare per scontato che una relazione sentimentale (come un matrimonio o una convivenza) debba avere per forza la precedenza su tutti gli altri tipi di relazione, che l’obiettivo della vita di tutti sia il far parte di una di queste relazioni e che l’amore romantico debba essere considerato come un traguardo al quale tutte le persone dovrebbero ambire, per cui si pensa che coloro che sono fuori da queste relazioni, in realtà, ne starebbero cercando una.”

Ci avevate mai pensato?

Se la risposta è “no” siamo liet* di aver aperto un sentiero di riflessione.

Se la risposta è “sì” siamo liet* di condividere un percorso comune verso stili relazionali consapevoli ed autodeterminati.

Per approfondire vi rimandiamo a:

http://www.rifacciamolamore.it

http://www.carrodibuoi.it

e alla pagina facebook del collettivo BiT: https://www.facebook.com/BiTbisessualintoscana/

Link all’evento di LuccAut: https://www.facebook.com/events/297964880736151/

 

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Open Day di AscoltaTi: il nostro sportello di accoglienza LGBT+

Ma visto che vi amo, miei coraggiosi simili, vi auguro di perdere anche voi il coraggio. Vi auguro di non avere più la forza di ripetere la norma e di fabbricare l’identità, di perdere la fede in quello che dicono i vostri documenti su di voi. E una volta che avrete perso il vostro coraggio, stanchi di gioia, vi auguro di inventare un modo per l’uso del vostro corpo. Proprio perché vi amo, voglio che siate deboli e disprezzabili. Perché è attraverso la fragilità che opera la rivoluzione.

Paul B. Preciado

 

Domenica 25 febbraio 2018 abbiamo inaugurato presso il Centro Giovani di Santa Margherita (Capannori) il nostro sportello di ascolto, orientamento e accoglienza: AscoltaTi.

La parola “ascoltati” può essere letta in due modi: ascòltati oppure ascoltàti. Il nostro sportello vuole valorizzare e promuovere entrambi i significati: l’ascolto di sé stess* per dare valore alle nostre identità, partire da un punto dentro di noi per poi portare la nostra testimonianza con serenità; l’ascolto che offriamo a chi ne sente il bisogno.

L’Open Day è stato un abbraccio collettivo, un momento di scambio e unione di forze da parte di tutt* coloro che hanno partecipato: il Centro Giovani colorato delle nostre bandiere dell’orgoglio, palloncini, gadgets. L’apertura dello spazio dedicato alle sedute di counselling e la realizzazione di un workshop dedicato al tema del coming-out, che ci ha lasciato un sacco di testimonianze, emozioni e impressioni colorate, scritte e disegnate su tovaglie di carta.

Raramente scoprirsi omosessuali, bisessuali, transgender, queer, asessuali, intersessuali è una consapevolezza priva di temporaneo sconforto, disorientamento, insicurezza e a volte dolore. Spesso ricevere il coming out da parte del* propri* figli*, genitori, amic*, parenti è un’esperienza che mette a dura prova, a causa dei pregiudizi, gli stereotipi e le pressioni discriminatorie nei confronti delle persone LGBT+.

“AscoltaTi” esiste per la volontà del* attivist* di LuccAut che credono nell’accoglienza e nella valorizzazione della diversità, che vogliono dare supporto e strumenti a coloro che vivono con difficoltà il proprio orientamento sessuale, la propria identità di genere, a famiglie omogenitoriali, a coppie composte da persone dello stesso sesso, a genitori LGBT+, a chiunque voglia iniziare a confrontarsi con tematiche relative a orientamento sessuale, identità di genere, non binarismo sessuale e stili relazionali considerati non convenzionali dalla maggioranza. E e pure a migranti, ospitati nelle strutture di accoglienza del territorio e fuggiti dal proprio Paese di origine perché omosessuali, che domandano una reale dimensione di orientamento ed integrazione.

I servizi offerti dallo sportello sono tutelati da segretezza professionale:

  • incontri con counselor professionale
  • orientamento verso i servizi sul territorio
  • informazioni su gruppi/associazioni LGBT+ presenti sul territorio
  • confronto/ sostegno con gruppo di ascolto
  • contatto diretto con l’associazione LuccAut (incontri, iniziative, eventi ecc)

Lo sportello è aperto tutti i giovedì pomeriggio dalle ore 15:00 alle ore 18:00 e si trova presso il Centro Giovani di Santa Margherita (Capannori), Via del Marginone 118.

Per maggiori informazioni sui servizi offerti dallo sportello e per prenotazioni scrivere a: ascoltati.luccaut@gmail.com

“X” come “famiglia”

“Tutte le famiglie felici si somigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”

Quando ho finito di leggere “La Famiglia X” di Matteo Grimaldi ho ripensato a questo incipit (“Anna Karenina” di Lev Tolstoj) correggendo la frase in “Tutte le famiglie, felici e infelici, sono diverse tra loro. Tutte le famiglie infelici possono tornare ad essere felici.”

Michael, un adolescente che vive in una piccola città di provincia, è stato allontanato dai propri genitori a causa delle loro compromissioni con il traffico della droga. I servizi sociali intervengono per dare a Michael il sostegno famigliare di cui ogni ragazzo o ragazza della sua età ha diritto. Dopo l’allontanamento Michael viene temporaneamente trasferito a casa di una vecchia signora, la signora Guerra, che ama tanto parlare e leggere Anna Karenina. Un romanzo che lei descrive a Michael come una storia d’amore “travolgente, intensa, passionale”, un libro che al ragazzo fa venire i brividi solo a notarne le dimensioni, un “mattone di pagine” che incomprensibilmente emoziona la signora che si sta prendendo cura di lui: “Vorrei risponderle che a me le storie d’amore fanno venire il voltastomaco” pensa Michael, “ma lei ha già cominciato a raccontarmela”. Tenta allora di interrompere il fiume di parole con un “Sembra un libro parecchio allegro”, ricevendo come risposta “Sì, soprattutto il finale, quando Anna si butta sotto a un treno”.

Chiedo perdono se mi concentro su questo dettaglio, chiedo perdono a chi non ha mai letto Anna Karenina e chiedo perdono a chi, scorrendo questa recensione, pensava di leggere qualcosa sulle vicende del protagonista, ma il personaggio secondario della signora Guerra, sorpresa a leggere un certo libro, è il personaggio che apre uno dei principali fili conduttori del libro. Per questo scelgo di dedicare a lei queste righe.

Perché la signora Guerra legge Anna Karenina con così tanto trasporto?

Anche se non si è letto il celebre romanzo russo, siamo comunque a conoscenza della trama a grandi linee: donna adultera che sfascia la propria famiglia e che alla fine si butta sotto ad un treno. Sì, ma anche no.

Quel “mattone di pagine” contiene forse uno dei passi più travolgenti, appunto, in cui un autore trasporta ai lettori l’amore di una madre verso suo figlio. Anna, a causa del suo adulterio, viene allontanata da suo figlio Serëža. Uno strappo, una lacerazione nel cuore della donna che la fa scivolare verso la tragedia finale. Il passo del romanzo in cui Tolstoj narra della visita clandestina di Anna al figlio è forse il momento più sublime di tutta la vicenda: cade ogni giudizio morale sulla condotta di Anna e prorompe la forza dei sentimenti materni.

La signora Guerra non è una donna russa dell’800, come mai capiamo che si identifica con Anna? Poco dopo l’episodio del libro, scopriamo qualcosa: “Ha letto davvero tutti questi libri?” chiede Michael, “Oh, no. (…) Sono appartenuti alle persone vissute in questa casa durante l’ultimo secolo. Mio marito è riuscito a far amare i libri a me e farli odiare a mio figlio.” La parola figlio genera un vuoto contrastante con lo spirito ciarliero della signora Guerra. “Dov’è adesso suo figlio?” domanda interessato Michael, “L’ho perso per sempre” risponde lei.

Di che cosa parla “La Famiglia X” di Matteo Grimaldi?

Parla della possibilità di ridurre le distanze tra le persone, del potenziale umano di sanare le lacerazioni, della creatività dei ragazzi e delle ragazze nel caos dell’adolescenza, delle famiglie infelici, la cui infelicità non è un destino, ma una fase da attraversare con coraggio in attesa del miglioramento. Parla anche di una coppia di due uomini che si prendono Michael in affido, ma questo c’è scritto anche sul retro della copertina del libro, e mi sembrava poco interessante scriverlo anche qua.

La famiglia è un’incognita, X, come ci dice Michael, “che non sai quanto vale finché non la risolvi”.

Maria per LuccAut

 

Il primo Pride

Giugno è il mese del Pride, o meglio, dei Pride. E’ il momento in cui si va fuori, si cammina per le strade, tutt* liber* di esprimere se stess*. E’ il momento in cui ci si confronta con l’ “esterno”, che restituisce reazioni ed emozioni diversissime: chi esprime perplessità, chi fastidio, chi paura, chi disgusto oppure incontriamo sorpresa, volti distesi, sorrisi, osservatori, oppure solamente indifferenti. Una parata colorata sembra non fare nessuna differenza, scivola rumorosa sulle spalle alzate di chi rimane ai lati del corteo: <<A me non mi interessa cosa la gente fa, ognuno è libero di fare quello che vuole.>>

“Ognuno ha diritto di vivere come vuol”.

Ma si tratta solo di questo? Siamo nelle strade solo per dire ci siamo anche noi e vogliamo essere accettat* dal resto del mondo?

Siamo lì per dire, sì, ci siamo e chiunque si senta solo adesso sa che non lo è più. Siamo lì e siamo anche noi mondo. Siamo lì, camminiamo anche per svelare che la realtà comprende noi, comprende tutt*, ciascun* con le proprie sfumature, ciascun* con i propr* desideri e speranze. Siamo in piazza con chi non ha mai avuto il coraggio di uscire fuori di casa, mostrarsi, sorridere ed essere se stess*. Siamo in piazza con chiunque senta il peso dell’emarginazione, dei dubbi, delle frustrazioni e della faticosa ricerca di se stess*. Siamo in piazza con chi ha una vita piena, ricca di affetti, di fatica e di serenità, e si scontra ogni giorno col muro della stupidità e della malignità, dei grovigli legali e politici senza fine e senza senso. Siamo in piazza con chi per la prima volta decide di buttare dalle spalle questa ingombrante coperta di confusione e capisce di essere quell* che è, perfett* così.

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“Il mio pride è stato, per me, un’esperienza molto significativa, per il mio cammino di completa accettazione di me stesso…un cammino impervio, difficoltoso a causa dell’essere il mio peggior giudice.

La giornata ad Arezzo ha rappresentato il momento in cui ho vissuto il mio personale Pride; mi sono sentito orgoglioso di me stesso, del mio limitato attivismo per rendere la società più equa e tollerante, nel permettere alle persone di poter vivere rispettando la propria identità e affettività. Reprimere per omologarsi ad uno standard maggioritario, credo che sia la cosa che più ci allontana dal concetto di umanità.

Ho avuto un enorme piacere inoltre nel poter supportare nel mio piccolo, il Pride ad Arezzo, percependo sul campo, l’enorme necessità di organizzare una manifestazione di questo genere, sopratutto in realtà di provincia, dove spesso a causa dell’ignoranza, è più difficile poter vivere con serenità, tranquillità e alla luce del sole la propria “diversità”. Ho utilizzato il termine diversità, perché ancora oggi frequentemente, siamo percepiti dal resto della società come quelli DIVERSI, solo perché abbiamo una differente affettività o identità rispetto al comune sentire, senza però rendersi conto che le aspirazioni, le paure, i sogni, i dubbi, i problemi, insomma tutte quelle variabili che caratterizzano la vita e l’essenza delle persone sono spesso molto più simili di quanto pensiamo.” (Federico)

Il Pride non è uscire alla luce del sole, il Pride è esso stesso la luce, emanata da ciascun* di noi.

Andiamo al Pride per quelle persone che non ci sono ancora andate, che non possono venire, che ancora hanno paura, che si nascondono. Per quelle persone che ci guardano con sospetto, curiosità e talvolta disprezzo. Andiamo al Pride per mostrare loro la nostra fierezza, per mostrare loro che esistiamo, siamo tant*, siamo anche nelle piccole città, che vogliamo rispetto, diritti e giustizia sociale.

Il Pride doveva essere ad Arezzo sì, sì e sì. E’ stato bello, potente, fiero, politico, inclusivo, variegato, consapevole, insomma, evviva. Per i/le compagn* dell’associazione è stata un’esperienza taumaturgica. Il Pride è stato una boccata d’aria, un “viva noi”.

E i grazie non si contano. Perché tra i sentimenti e le emozioni che ti bombardano in quel contesto c’è anche una profonda e multiforme gratitudine. Dire grazie è poco, e il modo di essere grat* più efficace, a mio parere, è continuare ad essere fier* tutti i giorni. Lavorare, lottare, resistere col sorriso.

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Francesca, Federico e Maria per LuccAut

 

Asessualità: relazioni, comunità, normatività

“Non è una cosa naturale”

“È una scelta che non capisco”
“Deve essere per un abuso che hai subito durante l’infanzia”

“È una malattia, ci sono delle medicine per guarire”
(alzi la mano chi, tra le persone LGBT+, non si + mai sentit* dire una di queste cose)

Queste sono soltanto alcune delle frasi che le persone asessuali sentono in seguito alla dichiarazione del proprio orientamento sessuale. Perché sì, l’asessualità è un orientamento sessuale caratterizzato dalla mancanza di attrazione sessuale verso tutti i generi.

Abbiamo mai riflettuto su ciò che includiamo in una relazione amorosa? O su che cosa distingue un’amicizia da una relazione amorosa? Durante la serata di venerdì 28 aprile abbiamo dato svariate risposte a queste domande discutendone in gruppo e ascoltando ciò che ognun* aveva da dire.

Nelle relazioni amorose, tra altre cose, includiamo il sesso e l’attrazione sessuale. Quale contributo alla nostra riflessione sulla natura delle relazioni amorose può dare la comunità asessuale?

A partire dalla differenza tra attrazione romantica e attrazione sessuale, individuando nella prima un’attrazione “emotiva” verso una (o più) persone e nella seconda più un’attrazione “fisica” verso una (o più) persone, alcuni membri del collettivo asessuale Carrodibuoi hanno condotto un approfondimento sulle caratteristiche delle persone asessuali, della comunità asessuale e del loro ruolo all’interno della comunità LGBT+.

È importante tener presente che una persona può essere asessuale e (etero-, omo-, bi/pan- romantica) oppure asessuale e aromantica.

Esistono inoltre delle “varianti” dell’asessualità, ovvero le persone che si definiscono gray, cioè che provano raramente attrazione sessuale, e le persone che si definiscono demisessuali, cioè che provano attrazione sessuale solo dopo aver stabilito un solido rapporto con il/la proprio/a partner, solitamente di natura romantica.

Ma veramente le persone asessuali non fanno sesso?

Ni.

La libido è il desiderio sessuale, che è diverso dall’attrazione sessuale. Gli asessuali possono avere della libido più o meno presente ma essa non è indirizzata a nessuna persona fisica, si concretizza a volte nell’atto masturbatorio ma esso non viene vissuto come un atto sostitutivo a quello sessuale.

Una persona asessuale inoltre può fisicamente eccitarsi e non ha nessun problema fisiologico. Può avere rapporti sessuali e masturbarsi poiché il comportamento sessuale non è definito dall’attrazione sessuale.

Una persona asessuale può decidere di fare sesso perché può essere demisessuale, perché il sesso è comunque un’esperienza fisica piacevole, perché non crea disagio seppur non sia ricercata o, molto più raramente, per venire incontro alle esigenze fisiche del partner.

Ma quante sono le persone asessuali? Secondo uno studio fatto in Gran Bretagna negli anni ‘90, circa l’1% della popolazione mondiale è asessuale. Oggi però si tende a considerare la percentuale di asessuali tra il 3% ed il 5%.

A differenza di quasi tutte le componenti della comunità LGBT+ che hanno iniziato ad esistere e porre delle istanze circa dagli anni ‘50/’60, la comunità asessuale è molto giovane, essa nasce di fatto nel 2001, quando viene fondata AVEN (asexual visibility and education network) negli Stati Uniti. La sezione italiana di AVEN viene fondata nel 2005. Negli ultimi anni, a partire dal 2014, AVEN e la comunità asessuale italiana hanno cercato di sviluppare la comunità sul territorio, autonomamente o tramite associazioni LGBT+. La “prima volta” di un gruppo asessuale ad un Pride italiano, è stata a Milano nel 2014.

A questo punto qualcuno potrebbe domandarsi se e su che base le persone asessuali vengono discriminate, infatti, spesso la comunità asex si è sentita attaccare perché “non ha particolari rivendicazioni, e non viene discriminata”. In realtà la discriminazione è multiforme e multicanale, e questi sono alcuni esempi:

Manca totalmente l’informazione in materia. la poca che c’è è distorta, gli asessuali vengono trattati dai media come “una curiosità” la mancanza di informazione può portare una persona, soprattutto giovane, a sentirsi sbagliata

Identificando quasi esclusivamente l’orientamento con l’attività sessuale, molti asessuali ricevono pressioni da parte di amici / famiglia – gli uomini vengono additati per il loro scarso appetito sessuale. – le donne vengono offese per la loro, comune, scarsa attitudine materna.

Inoltre, pur con dei netti miglioramenti negli ultimi anni, ci sono state delle resistenze (dovute per lo più all’ignoranza in materia) per accettare gli asex all’interno della comunità LGBT*.

Addirittura si sono verificati casi di “stupro correttivo” (va tenuto in conto che, data la scarsa informazione, alcuni casi potrebbero non essere stati classificati come “stupro correttivo” ai danni di asessuali).

Forse non tutt* sanno che l’asessualità viene ancora medicalizzata, nonostante questa sia stata ben distinta dal disturbo sessuale ipoattivo nel DSM V, ci sono casi di medici che hanno prescritto psicofarmaci per “guarire”.

E quindi quali sono le rivendicazioni politiche della comunità asessuale?

1.       La fine della medicalizzazione dell’asessualità maggiore informazione di medici, psicologi e affini.

2.       Una maggiore attenzione nei confronti dei single, vista come una categoria di “privilegiati”, ma, nella realtà, le persone single sono le prime ad essere a rischio povertà. Il 70% degli asessuali è single.

3.       Possibilità di adozioni da parte di persone single

Già risulta abbastanza chiaro da tutto ciò che è già stato detto, tuttavia è opportuno esplicitare che persone asessuali, in maniera diversa ma reale, non rientrano nello schema normativo relazionale/sessuale a cui la nostra cultura fa riferimento. Esiste una normatività relazionale e sessuale di matrice maschilista che non prevede relazioni basate sull’autodeterminazione degli individui e la libertà di ciascun* di gestire il proprio corpo e le proprie relazioni secondo la propria idea di felicità. Le persone asex ci hanno aperto gli occhi su questa realtà (nota ma forse non verbalizzata): gli uomini sono coloro che “devono” fare sesso, pensare costantemente al sesso, sfruttare la prostituzione ed essere i principali clienti dell’industria del porno. Le donne devono essere caste fino verso i 30 anni, poi devono fare figli. Ciò che non rientra in questo schema è ignominioso e deplorevole.

Per rispondere ad eventuali dubbi sul ruolo della comunità asessuale all’interno della comunità LGBT+ a mio avviso è utile fare una distinzione tra obiettivi e mezzi del movimento. Prendiamo ad esempio il matrimonio egualitario: che tipo di istanza è? È il fine ultimo? E poi, quando lo avremo, avremo sconfitto l’omobitransfobia? Saranno spazzati via tutti i ruoli e identità di genere prescrittivi? Avremo superato la fallacia naturale=normale=buono? Ho i miei dubbi. Penso che l’obiettivo e l’istanza prima della comunità LGBT+ sia la liberazione da ogni normatività relazionale, sessuale e di genere che opprime le nostre vite. E questo non include appieno anche le persone asessuali? Il matrimonio egualitario rappresenta un importante passo avanti verso l’obiettivo ultimo, ma non può sostituirsi ad esso, perché rischierebbe di farsi riassorbire dalla normatività imperante semplicemente allargando un po’ il confine tra “normale” e non. Credo che la comunità LGBT+, in quanto comunità che include le identità contrapposte allo schema normativo possa giocare un ruolo chiave in questo processo di liberazione. E a questo sono chiamate anche le persone asessuali.

E per deliziarvi ancora, ulteriori frasi denigratorie dette ad asessuali:

“Ho sentito parlare di voi asessuati”

“Gli asessuali possono anche sposarsi, ma poi vanno a vivere come fratello e sorella”

“Vorrei diventare asessuale anch’io… avrei tanti problemi in meno”

“Pensi di essere migliore degli altri?”
“Ma, almeno ti masturbi?”

“Stai soltanto aspettando la persona giusta”

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Se volete saperne di più sulla comunità asessuale toscana, italiana e internazionale fate una visita al blog carro di buoi!

Vivere felici con HIV: contagioso è l’ottimismo

 

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Presentazione del libro “La rivoluzione del coniglio” di Antonello Dose presso l’Auditorium Le Fornaci a Terranuova Bracciolini

“La rivoluzione del coniglio” è un libro ottimista: uno lo legge ed esce dalla lettura con un sentimento positivo, con un “ce la possiamo fare”. L’incontro che ha aperto la serie di incontri in attesa del Toscana Pride che si terrà il prossimo 27 maggio ad Arezzo è stato d’ ispirazione per tutte le persone che hanno avuto la possibilità di ascoltare le parole di Antonello Dose, speaker di Radio 2 nel programma Il ruggito del coniglio. Antonello è apertamente omosessuale e apertamente sieropositivo, ma non solo; lui è anche un contagioso ottimista. Ottimismo, il suo, che parte dalla consapevolezza di non essere il problema che si ha, parlando della sua omosessualità: “Pensavo che nella mia natura ci fosse qualcosa di sbagliato fino ai 29 anni, era il 1991 e l’OMS tolse l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali”. Ma anche adesso “uno sente l’omofobia intorno e pensa che dichiarare la propria omosessualità possa lasciarti solo. Per questo è necessario lavorare sull’omofobia interiorizzata. Vivere una vita spezzettata non fa bene”. Vivere la propria vita serenamente e capire che non c’è niente di sbagliato in ognun* di noi è la base della felicità “voglio essere un gay felice” dice Antonello, “se abbiamo le leggi ma viviamo male per quello che siamo, le leggi servono a ben poco”

Antonello è una persona limpida e consapevole, racconta di vari episodi del suo passato legati alla malattia, come per esempio la morte del suo compagno e la ferrea volontà di un suo ex di voler trovare la cura per il virus dell’immunodeficienza umana, tanto irremovibile da stabilirsi negli Stati Uniti e raggiungere i vertici della ricerca medica:

“Coraggio! Resisti! La cura è vicina!”, queste le sue parole, che Antonello riporta con vigore e speranza.

Arrivare a parlare della propria sieropositività non è stato, come è facile immaginarsi, un percorso semplice:

“Decisi di dirlo ai miei genitori dopo 23 anni, li avevo tenuti all’oscuro dei fatti per pietà filiale. Ma penso che un genitore abbia nel cuore la forza di affrontare qualsiasi cosa per il figlio. Pensate che 23 anni fa il virus dell’immunodeficienza umana era considerato mortale, la peste del secondo millennio. C’era il terrore che le relazioni umane potessero essere contagiose. Si creava il vuoto intorno alle persone. Con il buddhismo sono riuscito a trovare il coraggio, attraverso la pratica della preghiera e del lavoro. La preghiera mi aiutava ad alzare lo stato vitale e il lavoro ad impiegare le energie. Questo sforzo ha fatto sì che il mio sistema immunitario abbia resistito per anni fino a che non sono arrivate le medicine.”

Antonello parla anche dell’atteggiamento diffuso in Italia riguardo alla prevenzione e della sua decisione a reagire:

“Nel nostro paese non si parla di prevenzione da un sacco di tempo. Coscientemente ho fatto gossip su di me perché c’era bisogno di parlare di questa cosa. Da quando l’ho detto a livello umano sono cambiate alcune cose: mi sento come un bimbo di 5 anni che vede le persone più belle, più appassionate e tanta tenerezza. Ad un certo punto ho capito che era il momento di dirlo. Per il lavoro che faccio sono più fortunato di altri: mi sono sentito una responsabilità.”

Tuttavia la sieropositività continua a trascinarsi dietro i connotati di una punizione divina:

“Si innesta il pensiero che tu te la sia andata a cercare.” Ma la vita è fatta anche di episodi di superficialità che ti portano in situazioni in cui non avresti voluto trovarti. Da giovane ti senti immune, immortale; per questo è importante lavorare tanto sulla prevenzione e su una narrazione adeguata della sieropositività.

Ed è su questo punto che Antonello prova un senso di responsabilità dato anche, come detto prima, dalla natura del suo lavoro: “La responsabilità è un servizio, non è un potere”.

Buddhismo e attivismo gay si intrecciano nella vita di Antonello:

“Ho fondato un gruppo gay nel mondo buddhista, ho visto anche un carro di gay buddhisti al Pride di San Diego.” In questo modo ha pensato di avvicinare persone e favorire la creazione di uno spazio di condivisione e di abbattimento dei pregiudizi, ma non solo: “La mia diversità è diventata un elemento di valore perché ho potuto aiutare i miei amici… Pride? Ma di più!”.

Ma come si può vivere felici con HIV?

“Io posso vivere felice anche con il problema che ho, che non è l’unico. Io entro in relazione con il problema e lo faccio diventare uno scalino per elevarmi e tornare ad avere scopi come dichiarare “sono guarito!” oppure “sono donatore di sangue!””.

#viverefeliciconhiv #larivoluzionedelconiglio

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Statuto dell’Associazione

Costituzione-Denominazione-Sede

art. 1. E’ costituita con sede nel Comune di Lucca l’Associazione di Promozione Sociale denominata “LuccAut” ai sensi della legge 383/2000 e successive modifiche nonché nel rispetto degli artt. 36 e seguenti del Codice Civile. La variazione di sede legale non comporta modifica statutaria ma l’obbligo di darne comunicazione agli uffici competenti.

art. 2. L’associazione “LuccAut” non ha scopo di lucro, è apartitica e persegue in modo esclusivo attività di solidarietà a favore degli associati e di terzi. i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi tra gli associati, anche in forma indiretta. L’Associazione utilizzerà, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, la locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o l’acronimo “ONLUS”, solo qualora l’Associazione ottenga l’iscrizione in anagrafe ONLUS.

Finalità e attività

art. 3. L’Associazione persegue in particolare le seguenti finalità: promuovere una cultura della tolleranza e dell’accoglienza, per superare il pregiudizio e la discriminazione e valorizzare le diversità e, in specifico, quelle riferite all’orientamento sessuale ed all’identità di genere; favorire un cambiamento culturale e una migliore conoscenza delle tematiche legate al mondo LGBT; promuovere i diritti delle persone LGBT; fornire sostegno a persone che si trovano in difficoltà in base al loro orientamento sessuale ed alla loro identità di genere e un punto di riferimento a persone LGBT, ai loro familiari ed in generale a coloro che in contesti diversi (ambiente familiare, di lavoro,sportivo, scolastico, gruppi di amici ecc.,) si trovano ad interagire con loro, promuovere l’educazione a una sessualità consapevole.

art. 4. L’Associazione realizza i propri scopi con le seguenti attività:

  1. organizzare eventi, manifestazioni ed incontri a carattere culturale (conferenze e dibattiti, mostre, ecc.) per la promozione di tematiche legate all’orientamento sessuale ed all’identità di genere;
  2. organizzare percorsi formativi rivolti a tutte le fasce della popolazione, e in modo particolare ai giovani, sui temi che riguardano il rapporto con le diversità e, in modo specifico, con le diversità che si riferiscono all’orientamento sessuale ed all’identità di genere.
  3. organizzare cicli di proiezione di film o documentari a tematica LGBT e promuovere il successivo dibattito (cineforum);
  4. promuovere e facilitare gruppi di auto-mutuo aiuto;
  5. fornire sostegno ai singoli che possono trovarsi in condizione di particolare fragilità, difficoltà o disagio a causa del loro orientamento sessuale o la loro identità di genere;
  6. provvedere tutela legale nei casi di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;
  7. favorire la costruzione di reti tra soggetti e servizi esistenti che trattano il tema della discriminazione, della violenza omofobica e transfobica.
  8. avvalersi di strumenti educativi rivolti all’educazione alla salute e ad una sessualità consapevole (counseling, prevenzione di malattie sessualmente trasmesse, ecc.);
  9. partecipare a bandi per la realizzazione di progetti;
  10. Realizzare attività di studio e ricerca, produrre pubblicazioni, documentari e filmati per conoscere e documentare le problematiche LGBT e promuovere la cultura della tolleranza e dell’accoglienza;
  11. avvalersi di tutti gli strumenti utili alla promozione delle attività dell’associazione, curando l’edizione di stampe periodiche e non ed effettuando ogni altro servizio idoneo al raggiungimento degli scopi di cui al precedente articolo.

art. 5. Per il perseguimento dei propri scopi, l’associazione potrà inoltre aderire anche ad altri organismi di cui condivide le finalità e metodi, collaborare con enti pubblici e privati al fine del conseguimento delle finalità statutarie, promuovere iniziative per raccogliere occasionali di fondi al fine di reperire risorse finanziarie finalizzate solo ed esclusivamente al raggiungimento dell’oggetto sociale; effettuare attività commerciali e produttive, accessorie e strumentali ai fini istituzionali.

Soci

art. 6. Possono diventare soci dell’Associazione tutti coloro che abbiano compiuto il 18° anno di età e che condividendone gli scopi, intendano impegnarsi per la loro realizzazione. L’Associazione esclude la temporaneità della partecipazione alla vita associativa. Il mantenimento della qualifica di socio è subordinato al pagamento della quota associativa annuale nei termini prescritti dall’assemblea.

art. 7. La domanda di ammissione a socio deve essere presentata al Consiglio Direttivo. Il Consiglio deciderà sull’accoglimento o il rigetto dell’ammissione dell’aspirante.

art. 8. il rigetto della domanda di iscrizione deve essere comunicato per iscritto all’interessato specificandone i motivi. Il soggetto potrà presentare ricorso per il rigetto all’assemblea dei soci.

Diritti e doveri dei soci

art. 9. Tutti i soci hanno uguali diritti: i soci hanno il diritto di essere informati su tutte le attività e iniziative dell’Associazione, di partecipare con diritto di voto alle assemblee, di essere eletti alle cariche sociali e di svolgere il lavoro comunemente concordato. Essi hanno, inoltre, il diritto di recedere, con preavviso scritto di almeno 8 giorni, all’appartenenza all’Associazione. I soci hanno l’obbligo di rispettare e far rispettare le norme dello Statuto e degli eventuali regolmenti redatti successivamente. I soci svolgeranno prevalentemente la loro attività nell’associazione in modo personale, volontario, gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, in ragione delle proprie disponibilità personali. Sono altresì concessi eventuali rimborsi delle spese effettivamente sostenute e autorizzate preventivamente dal Consiglio Direttivo. L’Associazione, in caso di particolare necessità, può intrattenere rapporti di lavoro retribuiti, anche ricorrendo ai propri associati.

art. 10. La qualità di socio si perde: per decesso; per morosità nel pagamento della quota associativa; dietro presentazione di dimissioni scritte o per recesso volontario; per esclusione. Perdono la qualità di socio per esclusione coloro che si rendono colpevoli di atti di indisciplina e/o comportamenti scorretti ripetuti che costituiscono violazione di norme statutarie e/o regolamenti interni; oppure che senza adeguata ragione si mettano in condizione di inattività prolungata. La perdita di qualità dei soci nei casi a), b) e c) è deliberata dal Consiglio Direttivo, mentre in caso di esclusione, la delibera del Consiglio Direttivo deve essere ratificata da parte della prima Assemblea utile. Contro il provvedimento di esclusione il socio escluso ha 30 giorni di tempo per fare ricorso all’Assemblea e comunque >>  ammesso ricorso al giudice ordinario.

art. 11. Possono altresì aderire all’Associazione in qualità di sostenitori tutte le persone che, condividendone gli ideali, danno un loro contributo economico nei termini stabiliti. I sostenitori non hanno diritto all’elettorato attivo e passivo, ma hanno il diritto di essere informati delle iniziative che vengono di volta in volta intraprese dall’Associazione.

Organi sociali e cariche elettive

art. 12. Sono organi dell’Associazione: a. L’Assemblea dei soci; b. Il Consiglio Direttivo; c. Il Presidente; Tutte le cariche sociali sono elettive e gratuite.

Assemblea dei soci

art. 13. L’Assemblea è l’organo sovrano ed è composta da tutti i soci. L’Assemblea viene convocata dal Presidente dell’Associazione, almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio/rendiconto economico finanziario consuntivo e preventivo. L’Assemblea viene convocata, inoltre, quando se ne ravvisi la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un quinto degli associati. Le Assemblee, sia ordinarie che straordinarie, sono convocate mediante invio di avviso anche per posta elettronica a tutti i soci, almeno 10 giorni prima del giorno previsto. L’avviso di convocazione deve contenere il giorno, l’ora e sede della convocazione, l’ordine del giorno con i punti oggetto del dibattimento.

art. 14. L’Assemblea può essere costituita in forma ordinaria e straordinaria.

art. 15. L’Assemblea ordinaria è validamente costituita con la presenza di almeno la metà degli associati, mentre in seconda convocazione è valida la deliberazione presa qualunque sia il numero degli intervenuti. E’ consentita l’espressione di voto per delega. Ciascun socio può essere latore di massimo due deleghe. Le deliberazioni dell’assemblea ordinaria sono prese a maggioranza.

art. 16. Nelle deliberazioni di approvazione del Bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità, i consiglieri non hanno voto. Per le votazioni si procede normalmente per alzata di mano. Per l’elezione delle cariche sociali si procede mediante il voto a scrutinio segreto su scheda. Le deliberazioni sono immediatamente esecutive e devono risultare insieme alla sintesi del dibattito da apposito verbale sottoscritto dal Presidente e dal segretario dell’Assemblea.

art. 17. L’Assemblea ordinaria ha i seguenti compiti: discute e approva il bilancio preventivo e il bilancio/rendiconto economico consuntivo; definisce il programma generale annuale di attività; procede alla nomina dei consiglieri e delle altre cariche elettive determinandone previamente il numero dei componenti; elegge a revoca il presidente; determina l’ammontare delle quote associative e il termine ultimo per il loro versamento; discute e approva gli eventuali regolamenti predisposti dal Consiglio Direttivo per il funzionamento dell’Associazione; delibera sulle responsabilità dei consiglieri; decide sulla decadenza dei soci ai sensi dell’art. 10; decide sui ricorsi presentati da coloro la cui domanda di ammissione venga rigettata dal Consiglio Direttivo. Discute e decide su tutti gli argomenti posti all’Ordine del Giorno.

art. 18. L’Assemblea straordinaria delibera sulla modifica dello Statuto; sullo scioglimento dell’Associazione e sulla devoluzione del patrimonio, l’Assemblea straordinaria delibera con voto favorevole di almeno tre quarti degli associati.

Consiglio Direttivo

art. 19. Il Consiglio Direttivo è composto da 5 a 9 membri, nominati dall’Assemblea; esso dura in carica 3 esercizi e i suoi componenti sono rieleggibili.

art. 20. Il Consiglio Direttivo è convocato dal Presidente ogni volta che vi sia materia su cui deliberare, quando ne sia fatta richiesta da almeno un terzo dei consiglieri oppure tramite altra modalità da definirsi. La convocazione è fatta a mezzo invio di avviso anche tramite posta elettronica, almeno 10 giorni prima della riunione. Le riunioni sono valide quando vi interviene la maggioranza dei consiglieri. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei presenti. Le votazioni sono palesi tranne nei casi di nomine o comunque riguardanti le persone.

Art. 21. Il Consiglio Direttivo è investito dei più ampi poteri per la gestione dell’Associazione. pone in essere  ogni atto esecutivo necessario per la realizzazione del programma di attività che non sia riservato per legge o per statuto alla competenza dell’Assemblea dei soci. Nello specifico: elegge tra i propri componenti il vice presidente e lo revoca; nomina il tesoriere e il segretario; attua tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione; cura l’esecuzione dei deliberati dall’Assemblea; predispone all’Assemblea il programma annuale di attività; presenta annualmente all’Assemblea per l’approvazione: la relazione; il rendiconto economico e finanziario dell’esercizio trascorso/bilancio da cui devono risultare i beni, i contributi, i lasciti ricevuti e le spese per capitoli e voci analitiche; nonché il bilancio preventivo per l’anno in corso, conferisce procure generali e speciali: instaura rapporti di lavoro, fissandone mansioni, qualifiche e retribuzioni; propone all’Assemblea i Regolamenti per il funzionamento dell’Associazione e degli organi sociali; riceve, accetta o respinge le domande di adesione di nuovi soci; ratifica e respinge i provvedimenti d’urgenza adottati dal Presidente; delibera in ordine all’esclusione dei soci come da art. 10.

art. 22. In caso venga a mancare in modo irreversibile uno  o più consiglieri, il Consiglio Direttivo provvede alla surroga attingendo alla graduatoria dei primi dei non eletti. Allorché questa fosse esaurita, indice elezioni suppletive per i membri da sostituire.

Il Presidente

art. 23. Il Presidente è il legale rappresentante dell’Associazione ed ha l’uso della firma sociale. Dura in carica quanto il Consiglio Direttivo. E’ autorizzato a riscuotere pagamenti di ogni natura e a qualsiasi titolo e a rilasciarne quietanza. HA facoltà di nominare avvocati e procuratori nelle liti riguardanti l’Associazione davanti a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa in qualsiasi grado e giudizio.  Può delegare parte dei suoi poteri ad altri consiglieri o soci con procura generale o speciale. In caso di assenza o impedimento le sue mansioni sono esercitate dal Vice Presidente vicario. In necessità può adottare provvedimenti d’urgenza sottoponendoli alla ratifica del Consiglio Direttivo. Qualora il Consiglio Direttivo, per fondati motivi, non ratifichi tali provvedimenti, degli stessi risponde personalmente il presidente.

Il Tesoriere

art. 24. Il Tesoriere è il responsabile della gestione amministrativa e finanziaria dell’Associazione inerente l’esercizio finanziario e la tenuta dei libri contabili. Cura la redazione dei bilanci consuntivo e preventivo sulla base delle determinazioni assunte dal Consiglio. Stanti i compiti affidati al Tesoriere è conferito potere di operare con banche e uffici postali, ivi compresa la facoltà di aprire o estinguere conti correnti, firmare assegni di traenza, effettuare prelievi, girare assegni per l’incasso e comunque eseguire ogni e qualsiasi operazione inerenti le mansioni affidategli dagli organi statutari. Ha firma libera e disgiunta dal Presidente del Consiglio per importi il cui limite massimo viene definito dal Consiglio Direttivo.

Il Segretario

art. 25. Il Segretario è il responsabile della redazione dei verbali delle sedute di Consiglio e di Assemblea che trascrive sugli appositi libri affidati alla sua custodia unitamente al libro soci.

Patrimonio, esercizio sociale e bilancio

art. 26. L’esercizio sociale decorre dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Entro il 30 aprile di ogni anno il Consiglio presenta per l’approvazione all’Assemblea ordinaria: la relazione morale; il rendiconto economico e finanziario dell’esercizio trascorso o il bilancio, dal quale dovranno risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti; nonché il bilancio preventivo per l’anno in corso.

art. 27. Le entrate dell’Associazione sono costituite da: quote associative e contributi di simpatizzanti; contributi di privati e dello Stato, di Enti, di Organismi internazionali, di Istituzioni pubbliche finalizzati al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti; donazioni e lasciti testamentari; entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati; proventi delle cessione dei beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali; entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento; ogni altra entrata compatibile con le finalità dell’associazionismo di promozione sociale. I proventi delle varie attività non possono, in nessun caso, essere divisi tra gli associati, anche in forme indirette. Un eventuale avanzo di gestione dovrà essere reinvestito a favore di attività istituzionali statutariamente previste.

art. 28. Il patrimonio sociale è costituito da: beni immobili e monili; azioni, obbligazioni ed altri titoli pubblici e privati; donazioni, lasciti o successioni; altri accantonamenti e disponibilità patrimoniali.

art. 29. Il patrimonio sociale deve essere utilizzato, secondo le leggi vigenti, nel modo più opportuno per il conseguimento delle finalità dell’Associazione. Le quote sociali sono intrasferibili. In caso di dimissioni, esclusione o morte di un socio, la sua quota sociale rimane di proprietà dell’Associazione.

Scioglimento dell’Associazione e devoluzione dei beni

art. 30. Lo scioglimento dell’Associazione viene deciso dall’Assemblea che si riunisce in forma straordinaria ai sensi dell’art. 18 del presente statuto. In caso di scioglimento, il patrimonio dell’Associazione, dedotte le passività, sentito l’organismo  di controllo di cui alla legge 662/96 verrà devoluto ad altra associazione con finalità analoghe o a fini di utilità sociale, salvo diversa destinazione imposta dalla legge. In nessun caso possono essere distribuiti beni, utili e riserve ai soci.

Norma finale

art. 31. Il presente Statuto deve essere osservato come atto fondamentale dell’Associazione. Per quanto non viene espressamente previsto si fa riferimento alle vigenti disposizioni legislative in materia.