11 ottobre. Oggi esco fuori!

coming-out-keith-haringBuongiorno cari e care visitatori/trici*!

Oggi è davvero un buon giorno per tutti/e* coloro che decideranno di uscire allo scoperto, oppure si troveranno, per caso o per necessità, a fare coming out con amici/che colleghi/e, parenti, panettieri, vigili urbani e quant’altro. Oggi potrebbe essere un giorno fausto per uscire fuori dall’armadio! Potreste avere il sostegno  degli spiriti di tutti gli attivisti/e* lesbiche, bisessuali, trans e gay del passato mentre fate quella pausa fatidica, alzate gli occhi e sparate tutto di un fiato:   “nonnasonogay”,“mammasonoinnamoratadellaprofditaliano”,“babbononmisentodonna”, ecc…  Oggi, cari/e* è l’11 Ottobre!!! È la giornata mondiale del Coming out! Mi stavo giusto chiedendo perché, poi, proprio l’11 Ottobre e Wikipedia, come sempre, mi aiuta a colmare la mia abissale ignoranza:

“Il Coming Out Day si è tenuto per la prima volta negli USA l’11 ottobre 1988. L’idea di celebrare il coming out con una ricorrenza apposita fu lanciata da Robert Eichberg, psicologo del New Mexico, e Jean O’Leary, politico ed attivista LGBT di Los Angeles, durante il workshop “The Experience and National Gay Rights Advocates”. La data fu scelta in quanto si trattava del primo anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987”

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 1987, certo. Però c’è sempre un momento in cui dobbiamo mostrarci per quello che siamo ed essere sinceri/e* coi noi stessi/e* e gli/le altri/e*. Arriva quel momento, in cui prendiamo fiato e apriamo bocca. In quel momento siamo tutti/e* uguali. A pensarci bene,  è un po’ come la morte… Ok, no. Non voglio spaventarvi se non avete ancora mai fatto coming out! Comunque magari vi racconto come è andata con mia zia, per esempio:

Due mesi fa sono tornata dalla Germania. Sono stata via di casa sei mesi. A fine agosto sono tornata e ho fatto un bel giro per salutare i parenti e un pomeriggio sono approdata… da mia zia. Mi siedo, chiacchiero. Sì zia è andata bene, il tedesco è tosto ma me lo sono imparato, ecc… La zia ascolta, mentre legge il giornale, fa un sorrisetto e mi chiede: “E in tutto questo sei ancora single?”No. Ma che domanda del cavolo. E ora  che le rispondo? Niente, lo vuol sapere? E io le dico la verità:

“Ziastoconunaragazzadadueanni!”

La zia non fa una piega. Mi dice di essere una persona ormai anziana,cresciuta con una certa mentalità, sì… ma che ha sempre avuto un grandissimo rispetto per gli altri. E questo è vero, me lo sta dimostrando. Continua con un tono affabile, dolce, dicendo che se sono contenta e ho trovato qualcuno a cui voglio bene, se questa è la mia strada e sono felice, chi se ne frega? Non so descrivere come sono stata contenta di sentire quelle parole da mia zia. Non so proprio dire come mi abbia fatto piacere stavolta sentirmi dire “Francé, chi se ne frega?” Mia zia dice di sapere quanto mi è costato guadagnarmi un po’ di serenità. E’ vero… Ci ho messo tanto tempo per accettarmi. Ho sofferto, delle volte ho pensato, inutilmente. Ma non importa. Ricomincio oggi da ciò che sono, felice di essere ciò che sono. Una giovane colta e affascinante (modesta,soprattutto) lesbica… Senza ‘na lira. Ma felice.

Anche a un mio amico alla fine gli è andata bene… Per lui, come anche per me e per molti/e*, non è stato proprio semplicissimo. Per tante persone non è come, che ne so, cambiare il colore dello smalto “ma sì, basta col solito verde cobra! Oggi metto un giallo zolfo”. No. A volte la cosa più difficile è proprio cominciare da noi stessi/e*:

Il coming out più difficile è stato quello con me stesso. Ho impiegato 10 anni per trovare il coraggio di dirmelo, non dico accettarmi completamente, ma almeno “parlarne”…
Non so come abbia fatto per tanto tempo a tenermelo nascosto, io che sono tanto “introspettivo” e analizzatore, evidentemente mi faceva mooolto paura! Dopo un ennesimo innammoramento verso una ragazza, risolto con un rifiuto, presi il toro per le corna e dissi che dovevo affrontare “quella cosa”, così andai all’arcigay a fare due chiacchiere, poi tutto il resto è venuto da sé…

Il coming out è un’esperienza del tutto soggettiva. Forse non c’è un modo giusto per dirlo. A volte sembra che non ce ne sia bisogno. Già, sembra… A volte le pieghe dei pregiudizi sono più sottili di quanto non ci si aspetti. Abbiamo già parlato ampiamente di bisessualità in un post precedente, quindi non crediate che le persone bisessuali non abbiano bisogno di fare coming out! Eh no, cari/e*! Leggete qui:

Sono una donna e ho fatto coming out alla mia ragazza. Come è possibile? E’ possibile che una coppia di donne non sia una coppia di lesbiche. Infatti io sono bisessuale. Questo coming out non è stato preceduto da una fase di riflessione, incertezza, paura o ricerca di coraggio. Quando ho conosciuto la mia ragazza e abbiamo iniziato a frequentarci ho sempre raccontato ed espresso a lei ciò che sono: una donna attratta dagli uomini e dalle donne. Capirlo per me non è stato sconvolgente, ho accettato quello che ero fin da subito, ma non fin da subito sono ho gestito la cosa in modo trasparente a me stessa: mi sono detta “Beh, non mi innamorerò comunque mai di una donna, è statisticamente improbabile e sicuramente socialmente meno conveniente per me”.

La trappola in cui mi ero infilata era il pregiudizio che i/le bisessuali combattono ogni giorno, secondo cui si possa scegliere la persona o le persone da cui siamo attratti/e. Non si può. L’ho imparato innamorandomi di una ragazza, a cui mi sono esposta subito perché sentivo il bisogno di essere me stessa con lei prima che con ogni altra persona. Lei mi ha accettato senza pregiudizi, ha chiesto chiarimenti e informazioni per allontanare ogni ombra di pregiudizio che potesse intossicare la nostra relazione. Ci siamo da sempre confidate e ancora ci confidiamo sui nostri orientamenti (che sono, alleluia, diversi!), ci confrontiamo e sì, ci sosteniamo l’una con l’altra. La mia ragazza è la mia più grande sostenitrice contro la cancellazione, la negazione e il monosessismo a cui sono esposta. Non tutte le persone bisessuali hanno partner che li/e sostengono, purtroppo ci sono molti pregiudizi e stereotipi che aleggiano sulle persone bisessuali.

Credo che molto lavoro interiore debba essere fatto dalle persone bisessuali stesse: dichiaratevi tali e quali come siete, non potete scindervi, non potete staccare la parte che meno vi piace, perché non esistono parti, ma solo un intero integrato indissolubilmente alla vostra identità. Non rinunciate mai ad essere voi stessi/e. Lo so, è faticoso. Dico sempre che io devo fare sempre un doppio coming out: molti/e pensano che io sia eterosessuale se sto con un uomo e lesbica se sto con una donna, e puntualmente devo rettificare: sono bisessuale. La fatica però serve. State disgregando la struttura monosessista alla base della vostra discriminazione. Se siete bisessuali, ditelo. Da bisessuale, vi ringrazierò.

Vedete che fare coming out è importante? È personale. È politico! È liberatorio! È rivelatore. Spesso è la chiave per capire con chi abbiamo a che fare veramente.Oggi vi abbiamo raccontato alcune delle nostre storie, e ci farebbe davvero tanto piacere se ci mandaste anche le vostre! Mandateci qualche riga sulle vostre esperienze di coming out, ma non solo! Raccontateci di quelle volte in cui avete dovuto/voluto affermare voi stessi/e*; quelle volte in cui non vi è stato possibile (o non avete voluto) nascondervi, per l’ennesima volta, dietro un dito. Mandateci i vostri racconti personali al nostro indirizzo mail: luccaut@gmail.com, oppure, scrivendo alla nostra pagina facebook, o anche lasciando un commento a questo post! Li pubblicheremo sul nostro blog, in vista di un’iniziativa che abbiamo in programma per il 27 Ottobre dedicata proprio al tema del Coming out 😉 Stay tuned and get out of the closet! Seguiteci, e uscite fuori!!!

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PS: Vi lascio con una citazione dal De Tranquillitate animii di Seneca, poderoso pensatore vissuto in età imperiale, da colta e affascinante lesbica quale sono! Un abbraccio a tutti/e*

Francesca-Luccaut

“Un’altra cosa che ci dà motivo non lieve di inquietudine è la mancanza di spontaneità e naturalezza. Si è costretti troppo spesso ad assumere pose forzate, a non mostrarsi al prossimo per quello che si è. La vita di molte persone è condizionata dall’ostentazione. Eppure è un tormento doversi sempre controllare e stare perennemente in guardia, col timore di essere sorpresi in un atteggiamento diverso da quello consueto. Come ci si può sentire sereni, liberi dall’angoscia, se si vive nel perenne timore di essere osservati e giudicati?”

2 pensieri riguardo “11 ottobre. Oggi esco fuori!”

  1. E i coming out senza parole? Quelli spontanei che avvengono semplicemente lasciando che ognuno sia se stesso alla luce del sole 🙂 Quelli che neanche ci pensi perché penarci sarebbe troppo oneroso e spontaneamente vivi la tua vita. I coming out senza parole che altrettanto senza parole hanno il loro impatto su coloro e su ciò che ci circonda. Anche quelli, nel loro piccolo, ispirano il cambiamento.

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