Asessualità: relazioni, comunità, normatività

“Non è una cosa naturale”

“È una scelta che non capisco”
“Deve essere per un abuso che hai subito durante l’infanzia”

“È una malattia, ci sono delle medicine per guarire”
(alzi la mano chi, tra le persone LGBT+, non si + mai sentit* dire una di queste cose)

Queste sono soltanto alcune delle frasi che le persone asessuali sentono in seguito alla dichiarazione del proprio orientamento sessuale. Perché sì, l’asessualità è un orientamento sessuale caratterizzato dalla mancanza di attrazione sessuale verso tutti i generi.

Abbiamo mai riflettuto su ciò che includiamo in una relazione amorosa? O su che cosa distingue un’amicizia da una relazione amorosa? Durante la serata di venerdì 28 aprile abbiamo dato svariate risposte a queste domande discutendone in gruppo e ascoltando ciò che ognun* aveva da dire.

Nelle relazioni amorose, tra altre cose, includiamo il sesso e l’attrazione sessuale. Quale contributo alla nostra riflessione sulla natura delle relazioni amorose può dare la comunità asessuale?

A partire dalla differenza tra attrazione romantica e attrazione sessuale, individuando nella prima un’attrazione “emotiva” verso una (o più) persone e nella seconda più un’attrazione “fisica” verso una (o più) persone, alcuni membri del collettivo asessuale Carrodibuoi hanno condotto un approfondimento sulle caratteristiche delle persone asessuali, della comunità asessuale e del loro ruolo all’interno della comunità LGBT+.

È importante tener presente che una persona può essere asessuale e (etero-, omo-, bi/pan- romantica) oppure asessuale e aromantica.

Esistono inoltre delle “varianti” dell’asessualità, ovvero le persone che si definiscono gray, cioè che provano raramente attrazione sessuale, e le persone che si definiscono demisessuali, cioè che provano attrazione sessuale solo dopo aver stabilito un solido rapporto con il/la proprio/a partner, solitamente di natura romantica.

Ma veramente le persone asessuali non fanno sesso?

Ni.

La libido è il desiderio sessuale, che è diverso dall’attrazione sessuale. Gli asessuali possono avere della libido più o meno presente ma essa non è indirizzata a nessuna persona fisica, si concretizza a volte nell’atto masturbatorio ma esso non viene vissuto come un atto sostitutivo a quello sessuale.

Una persona asessuale inoltre può fisicamente eccitarsi e non ha nessun problema fisiologico. Può avere rapporti sessuali e masturbarsi poiché il comportamento sessuale non è definito dall’attrazione sessuale.

Una persona asessuale può decidere di fare sesso perché può essere demisessuale, perché il sesso è comunque un’esperienza fisica piacevole, perché non crea disagio seppur non sia ricercata o, molto più raramente, per venire incontro alle esigenze fisiche del partner.

Ma quante sono le persone asessuali? Secondo uno studio fatto in Gran Bretagna negli anni ‘90, circa l’1% della popolazione mondiale è asessuale. Oggi però si tende a considerare la percentuale di asessuali tra il 3% ed il 5%.

A differenza di quasi tutte le componenti della comunità LGBT+ che hanno iniziato ad esistere e porre delle istanze circa dagli anni ‘50/’60, la comunità asessuale è molto giovane, essa nasce di fatto nel 2001, quando viene fondata AVEN (asexual visibility and education network) negli Stati Uniti. La sezione italiana di AVEN viene fondata nel 2005. Negli ultimi anni, a partire dal 2014, AVEN e la comunità asessuale italiana hanno cercato di sviluppare la comunità sul territorio, autonomamente o tramite associazioni LGBT+. La “prima volta” di un gruppo asessuale ad un Pride italiano, è stata a Milano nel 2014.

A questo punto qualcuno potrebbe domandarsi se e su che base le persone asessuali vengono discriminate, infatti, spesso la comunità asex si è sentita attaccare perché “non ha particolari rivendicazioni, e non viene discriminata”. In realtà la discriminazione è multiforme e multicanale, e questi sono alcuni esempi:

Manca totalmente l’informazione in materia. la poca che c’è è distorta, gli asessuali vengono trattati dai media come “una curiosità” la mancanza di informazione può portare una persona, soprattutto giovane, a sentirsi sbagliata

Identificando quasi esclusivamente l’orientamento con l’attività sessuale, molti asessuali ricevono pressioni da parte di amici / famiglia – gli uomini vengono additati per il loro scarso appetito sessuale. – le donne vengono offese per la loro, comune, scarsa attitudine materna.

Inoltre, pur con dei netti miglioramenti negli ultimi anni, ci sono state delle resistenze (dovute per lo più all’ignoranza in materia) per accettare gli asex all’interno della comunità LGBT*.

Addirittura si sono verificati casi di “stupro correttivo” (va tenuto in conto che, data la scarsa informazione, alcuni casi potrebbero non essere stati classificati come “stupro correttivo” ai danni di asessuali).

Forse non tutt* sanno che l’asessualità viene ancora medicalizzata, nonostante questa sia stata ben distinta dal disturbo sessuale ipoattivo nel DSM V, ci sono casi di medici che hanno prescritto psicofarmaci per “guarire”.

E quindi quali sono le rivendicazioni politiche della comunità asessuale?

1.       La fine della medicalizzazione dell’asessualità maggiore informazione di medici, psicologi e affini.

2.       Una maggiore attenzione nei confronti dei single, vista come una categoria di “privilegiati”, ma, nella realtà, le persone single sono le prime ad essere a rischio povertà. Il 70% degli asessuali è single.

3.       Possibilità di adozioni da parte di persone single

Già risulta abbastanza chiaro da tutto ciò che è già stato detto, tuttavia è opportuno esplicitare che persone asessuali, in maniera diversa ma reale, non rientrano nello schema normativo relazionale/sessuale a cui la nostra cultura fa riferimento. Esiste una normatività relazionale e sessuale di matrice maschilista che non prevede relazioni basate sull’autodeterminazione degli individui e la libertà di ciascun* di gestire il proprio corpo e le proprie relazioni secondo la propria idea di felicità. Le persone asex ci hanno aperto gli occhi su questa realtà (nota ma forse non verbalizzata): gli uomini sono coloro che “devono” fare sesso, pensare costantemente al sesso, sfruttare la prostituzione ed essere i principali clienti dell’industria del porno. Le donne devono essere caste fino verso i 30 anni, poi devono fare figli. Ciò che non rientra in questo schema è ignominioso e deplorevole.

Per rispondere ad eventuali dubbi sul ruolo della comunità asessuale all’interno della comunità LGBT+ a mio avviso è utile fare una distinzione tra obiettivi e mezzi del movimento. Prendiamo ad esempio il matrimonio egualitario: che tipo di istanza è? È il fine ultimo? E poi, quando lo avremo, avremo sconfitto l’omobitransfobia? Saranno spazzati via tutti i ruoli e identità di genere prescrittivi? Avremo superato la fallacia naturale=normale=buono? Ho i miei dubbi. Penso che l’obiettivo e l’istanza prima della comunità LGBT+ sia la liberazione da ogni normatività relazionale, sessuale e di genere che opprime le nostre vite. E questo non include appieno anche le persone asessuali? Il matrimonio egualitario rappresenta un importante passo avanti verso l’obiettivo ultimo, ma non può sostituirsi ad esso, perché rischierebbe di farsi riassorbire dalla normatività imperante semplicemente allargando un po’ il confine tra “normale” e non. Credo che la comunità LGBT+, in quanto comunità che include le identità contrapposte allo schema normativo possa giocare un ruolo chiave in questo processo di liberazione. E a questo sono chiamate anche le persone asessuali.

E per deliziarvi ancora, ulteriori frasi denigratorie dette ad asessuali:

“Ho sentito parlare di voi asessuati”

“Gli asessuali possono anche sposarsi, ma poi vanno a vivere come fratello e sorella”

“Vorrei diventare asessuale anch’io… avrei tanti problemi in meno”

“Pensi di essere migliore degli altri?”
“Ma, almeno ti masturbi?”

“Stai soltanto aspettando la persona giusta”

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Se volete saperne di più sulla comunità asessuale toscana, italiana e internazionale fate una visita al blog carro di buoi!

1 commento su “Asessualità: relazioni, comunità, normatività”

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