Il primo Pride

Giugno è il mese del Pride, o meglio, dei Pride. E’ il momento in cui si va fuori, si cammina per le strade, tutt* liber* di esprimere se stess*. E’ il momento in cui ci si confronta con l’ “esterno”, che restituisce reazioni ed emozioni diversissime: chi esprime perplessità, chi fastidio, chi paura, chi disgusto oppure incontriamo sorpresa, volti distesi, sorrisi, osservatori, oppure solamente indifferenti. Una parata colorata sembra non fare nessuna differenza, scivola rumorosa sulle spalle alzate di chi rimane ai lati del corteo: <<A me non mi interessa cosa la gente fa, ognuno è libero di fare quello che vuole.>>

“Ognuno ha diritto di vivere come vuol”.

Ma si tratta solo di questo? Siamo nelle strade solo per dire ci siamo anche noi e vogliamo essere accettat* dal resto del mondo?

Siamo lì per dire, sì, ci siamo e chiunque si senta solo adesso sa che non lo è più. Siamo lì e siamo anche noi mondo. Siamo lì, camminiamo anche per svelare che la realtà comprende noi, comprende tutt*, ciascun* con le proprie sfumature, ciascun* con i propr* desideri e speranze. Siamo in piazza con chi non ha mai avuto il coraggio di uscire fuori di casa, mostrarsi, sorridere ed essere se stess*. Siamo in piazza con chiunque senta il peso dell’emarginazione, dei dubbi, delle frustrazioni e della faticosa ricerca di se stess*. Siamo in piazza con chi ha una vita piena, ricca di affetti, di fatica e di serenità, e si scontra ogni giorno col muro della stupidità e della malignità, dei grovigli legali e politici senza fine e senza senso. Siamo in piazza con chi per la prima volta decide di buttare dalle spalle questa ingombrante coperta di confusione e capisce di essere quell* che è, perfett* così.

————————————————————————————————————————————-

“Il mio pride è stato, per me, un’esperienza molto significativa, per il mio cammino di completa accettazione di me stesso…un cammino impervio, difficoltoso a causa dell’essere il mio peggior giudice.

La giornata ad Arezzo ha rappresentato il momento in cui ho vissuto il mio personale Pride; mi sono sentito orgoglioso di me stesso, del mio limitato attivismo per rendere la società più equa e tollerante, nel permettere alle persone di poter vivere rispettando la propria identità e affettività. Reprimere per omologarsi ad uno standard maggioritario, credo che sia la cosa che più ci allontana dal concetto di umanità.

Ho avuto un enorme piacere inoltre nel poter supportare nel mio piccolo, il Pride ad Arezzo, percependo sul campo, l’enorme necessità di organizzare una manifestazione di questo genere, sopratutto in realtà di provincia, dove spesso a causa dell’ignoranza, è più difficile poter vivere con serenità, tranquillità e alla luce del sole la propria “diversità”. Ho utilizzato il termine diversità, perché ancora oggi frequentemente, siamo percepiti dal resto della società come quelli DIVERSI, solo perché abbiamo una differente affettività o identità rispetto al comune sentire, senza però rendersi conto che le aspirazioni, le paure, i sogni, i dubbi, i problemi, insomma tutte quelle variabili che caratterizzano la vita e l’essenza delle persone sono spesso molto più simili di quanto pensiamo.” (Federico)

Il Pride non è uscire alla luce del sole, il Pride è esso stesso la luce, emanata da ciascun* di noi.

Andiamo al Pride per quelle persone che non ci sono ancora andate, che non possono venire, che ancora hanno paura, che si nascondono. Per quelle persone che ci guardano con sospetto, curiosità e talvolta disprezzo. Andiamo al Pride per mostrare loro la nostra fierezza, per mostrare loro che esistiamo, siamo tant*, siamo anche nelle piccole città, che vogliamo rispetto, diritti e giustizia sociale.

Il Pride doveva essere ad Arezzo sì, sì e sì. E’ stato bello, potente, fiero, politico, inclusivo, variegato, consapevole, insomma, evviva. Per i/le compagn* dell’associazione è stata un’esperienza taumaturgica. Il Pride è stato una boccata d’aria, un “viva noi”.

E i grazie non si contano. Perché tra i sentimenti e le emozioni che ti bombardano in quel contesto c’è anche una profonda e multiforme gratitudine. Dire grazie è poco, e il modo di essere grat* più efficace, a mio parere, è continuare ad essere fier* tutti i giorni. Lavorare, lottare, resistere col sorriso.

pride 1pride 2

Francesca, Federico e Maria per LuccAut

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: