Ma non hai paura che lei ti tradisca con un uomo?

“C’era la bandiera arcobaleno in piazza, un gazebo con volantini informativi colorati, i miei compagni e le mie compagne che si aggiravano per accogliere i passanti, scambiare due parole, dare informazioni sull’evento in corso.

Avevo allestito la piazza insieme agli altri e alle altre, felice della nostra prima presenza all’aria aperta, fuori, in mezzo alla gente, esposti, visibili.

Sedevo su una sedia pieghevole accanto a quella che allora era la mia ragazza, tenendo in mano un cartello che mostrava il titolo del nostro libro “Orgoglio e pregiudizi”. Fino a quel momento avevamo vissuto la nostra relazione con serenità e orgoglio, io donna bisessuale, lei donna lesbica. Da poco avevamo iniziato a fare insieme attivismo.

Avevamo allestito in piazza una Biblioteca Vivente: un evento in cui persone fisiche narrano la propria storia ad altre disposte ad ascoltare. La metafora del libro è particolarmente coerente con quanto avviene durante un incontro tra chi narra e chi ascolta: quest’ultimo, in silenzio, si pone nella prospettiva insolita di chi sospende il giudizio di fronte ad un racconto che si snoda in vicende e aneddoti su cui non ha controllo e potere. Ascolta, si espone a qualcosa di nuovo, inaspettato, magari scomodo.

Noi ci intitolavamo “Orgoglio e pregiudizi”. Il nostro libro parlava dei pregiudizi sull’essere una coppia dello stesso sesso, dei pregiudizi sulle donne lesbiche, dei pregiudizi che ci possono essere in una coppia ad orientamento misto, ovvero, come nel nostro caso, in cui non entrambe le persone sono per esempio omosessuali. Di fatto le sfumature e le differenze di orientamento all’interno delle relazioni sessuo-affettive esistono, ma rimangono spesso invisibili.

Verso la fine della giornata una donna si siede davanti a noi per ascoltare la nostra storia. Ad un certo punto si presenta come donna lesbica e interviene sul mio racconto dicendo: “Ma devi dirti lesbica, perché la tua parte etero è quella che la società ti spinge a preferire!”. Questa affermazione, dalla prospettiva di una persona bisessuale è completamente insensata, le persone bisessuali non si percepiscono in parti e tanto meno percepiscono il proprio orientamento come una percentuale binaria di attrazione verso due sessi. Con fatica cerco di far capire questo aspetto, ma invano. Alla fine di questo incontro, confrontandomi con la mia ragazza, ci scambiamo qualche perplessità sull’accaduto, per poi interromperci e accogliere la persona successiva.

Questa persona ascolta la nostra storia in silenzio, alla fine si rivolge alla mia ragazza: “Ma come fai a stare con una persona che è anche attratta dagli uomini? Non hai paura che ti tradisca con un uomo?”

La domanda avvilente colpì entrambe. Eravamo sconcertate. Ero ammutolita, non potevo rispondere, perché la domanda non era rivolta a me (anche se io ero il bersaglio). La mia ragazza risponde indignata e decisa:

“Perché dovrebbe tradirmi? E perché con un uomo? Non perché lei è bisessuale, allora sicuramente mi tradirà, e con un uomo!”
Vorrei una legge che mi tuteli dalla bifobia, ovvero da tutte le forme di cancellazione e invisibilizzazione della bisessualità, di invalidazione e assimilazione della bisessualità, ipersessualizzazione e oggettificazione sessuale delle persone bisessuali.”

Maria

 

Contributo inerente all’iniziativa “Vorrei una legge che mi tuteli come ha fatto…”.

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