La memoria presente

Martedì scorso abbiamo invitato al Cantiere Giovani Marco Vignolo Gargini, laureato in Filosofia all’Università di Pisa e autore di “Paragrafo 175. La memoria corta del 27 Gennaio”, edito da “Tra le righe libri” nel 2016. paragrafo 175.jpegSi tratta di un saggio storico di cui si apprezza la sintesi davvero ben coniugata con la ricchezza delle tematiche affrontate, la scrittura piana, il tono diretto e preciso dell’autore, che ci mette di fronte al fatto che la memoria ufficiale degli episodi dell’ultima guerra che ha sconvolto l’Europa è ancora oggi “corta” e, in un certo senso, selettiva. C’è da dire, non solo nei confronti delle vittime dell’ “olocausto”,  ma anche dei soggetti che hanno partecipato alla resistenza italiana,  tra cui le donne, alcuni elementi di etnia Sinti e Rom e anche persone omosessuali, tema che ha ispirato Stefano Paolo Giussani per il suo romanzo “Farà nebbia”.

Il testo di legge n* 211 promulgato il 20 Gennaio del 2000 dal governo Amato si colloca in un momento particolare: è previsto per quell’anno a Roma il Giubileo e contemporaneamente, il World Gay Pride, coincidenza che non manca di suscitare dibattiti dai toni allarmati e parossistici tra gli scranni dei parlamentari .Il testo di legge, come si apprende scorrendo le pagine di “Paragrafo 175” rivela tutta la parzialità del ricordo dell’olocausto nella memoria istituzionale.

“Istituzione del “giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti…” (ivi, p. 43) 

Così in italia a differenza che in Germania – che faceva i conti con la propria storia locale – il ricordo dell’annientamento umano nei lager nazisti non solo di ebrei o prigionieri politici, ma anche di uomini e donne omosessuali, dei cosiddetti “zingari”, popolazioni nomadi di etnia Rom e Sinti, gli “asociali” e così via, è stato omesso e l’iter della legge 211 è rimasto congelato, senza possibilità di porre aggiunte e/o emendamenti.

Ben diversa è la formulazione ufficiale scelta dalla Germania di Helmut Kohl che, già nel 1996, dichiara il 27 Gennaio come giornata nazionale da dedicare alla commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo, del fanatismo razziale e del regime, di tutte le persone insomma, che il nazismo ha voluto sistematicamente uccidere o addirittura annientare.

Adesso è importante trovare una forma di memoria, che agisca in futuro. si deve esprimere il lutto per il dolore e la perdita, dedicato alla memoria delle vittime e contrastare il pericolo della ripetizione. (…)”.(ivi, pp. 20-21)

Una simile apertura nel testo di legge è probabilmente anche sintomo della volonta’ di andare avanti e scrollarsi di dosso la pesantissima consapevolezza che il progetto scellerato di Adolf Hitler e del partito nazionalsocialista è stato creduto valido, legittimo e capace di far uscire a piede teso la Germania da una crisi economica terribile e renderla grande e dominante in Europa.

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Il ricordo dello sterminio nei lager non può rimanere parziale, se tale ricordo deve farci da monito e sensibilizzarci di fronte alle tragedie che si consumano oggi e alla rimonta di forze reazionarie e xenofobe in Europa e altrove. Come anche osservato dall’autore, spesso si incorre in più di un rischio quando si celebra la memoria della Shoah.

Quando viene data importanza più a un gruppo di perseguitati rispetto ad altri, quando viene marcata l’incidenza del numero di perdite presumibilmente più alto – e numeri precisi sui detenuti dei lager non ce ne sono – a discapito di altre, delegittimando quella che è stata una tragedia dell’umanità tutta, al di là di ogni quantificazione e distinzione. Purtroppo questo viene fatto, a volte, consciamente e con l’intento preciso di distorcere il ricordo della sofferenza, falsificare fino al punto di negare la portata di un evento che per certi versi rimane unico nel suo genere e che ci auguriamo possa non ripetersi mai in nessun luogo. Non è, e non sarà mai accettabile, ricordando le vittime di una guerra o di una catastrofe, fare la“classifica” dell’orrore e consegnare il primo premio al gruppo di persone più torturato, ucciso, perseguitato, ecc…

C’è anche il rischio di essere banali, di non interessarci, di non dare importanza a niente e non riconoscere per pigrizia la complessità della nostra natura umana e degli eventi storici che hanno segnato il percorso della società odierna. D’altra parte, sappiamo bene quanto il male nazista sia stato “banale”, diffuso, capillare, qualcosa che molte persone comuni non hanno percepito o non hanno voluto ammettere, qualcosa che faceva parte della quotidianità.

Facciamo in modo di non essere indifferenti.

Facciamo in modo di non banalizzare e semplificare la realtà che ci circonda.

Facciamo in modo di interessarci e agire nel nostro presente per creare l’inclusione, riconoscere  e accogliere ciascuno/a* con le sue peculiarità.

Francesca Milazzo per LuccAut.

2 pensieri riguardo “La memoria presente”

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